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Il teatro dell’Ego e le ferite dell’Anima

Il teatro dell’Ego si nutre della malattia, dipinge e ridipinge la maschera che nasconde la vera causa: la causa è sempre una ferita o più ferite dell’Anima. Finché rimaniamo dentro il nostro stesso teatro, la ferita non la vediamo nemmeno, siamo tutti presi dalla malattia, se poi andiamo da un medico o da un psicologo è anche peggio, perché il teatro va sul palcoscenico, intervengono gli specialisti che si danno da fare per curare qualcosa che non si può curare, dal momento che è una messa in scena. Quando ci riescono, semplicemente bloccano quell’energia, che prima o poi uscirà da un’altra parte. Un signore mi ha detto che a lui certi sintomi compaiono solo quando lavora, se smette spariscono anche i sintomi. Quindi la causa è il lavoro? No! La causa è ciò che mi spinge a fare quel lavoro che mi fa male e le scuse che uso per continuare a farlo! Quella è la causa, non il lavoro in sé. Una signora mi dice che ha sempre mal di pancia, le dico di digiunare, mi dice che non riesce, che il mal di pancia peggiora. Il mal di pancia come qualsiasi altra cosa peggiorano all’inizio del digiuno per poi sparire definitivamente. Ma basta davvero il digiuno? No! Il mal di pancia come qualsiasi male proviene da una ferita, la ragione per cui continuo a mangiare è che non voglio vedere quella ferita, preferisco lamentarmi del mal di pancia o prendere una pastiglia che almeno per un po allevia i sintomi. Il digiuno serve solo se assieme mi prendo il tempo di guardare dentro di me e accettare ciò che emerge dalla mia Anima, per poi accogliere il male, abbracciarlo dargli amore e continuare senza quella malessere, quella malattia, quel tumore, etc…

Come vedete è relativamente semplice, che cosa lo rende cosi difficile? Solo una cosa, l’incapacità di lasciar andare l’Ego per un viaggio ignoto che ci conduce all’Anima, L’incapacità di lasciar andare ciò che conosciamo, per qualcosa di cui non sappiamo molto; preferiamo il male a un possibile bene, preferiamo la compassione a un possibile vero amore, non perché sono migliori ovviamente, ma perché sono in qualche modo garantiti, mentre l’Amore è sempre fluido, in divenire, inaffidabile, etc..Per l’Ego è insopportabile, intollerabile che gli si dice che la sua malattia è una messa in scena, è un teatro, che non è reale, non è vera, ma come ho delle fitte lancinanti alla pancia e mi vieni a dire che non sono vere??? Le fitte lancinanti alla pancia sono il suono della sirena che avvisa del pericolo, il pericolo pero non è il suono, cosi come le fitte non sono la ragione del male che provo, ma solo il segnale che qualcosa NON VIENE AFFRONTATO… NON VIENE GUARDATO…

I bambini fanno peste e corna per ricevere attenzione, cosi fa la nostra anima attraverso il male perché ci si rivolga a lei…ma noi cosa facciamo? Mettiamo a tacere il male cosi la nostra anima deve andare ad esprimersi attraverso un’altro organo, e cosi all’infinto.Oppure facciamo il contrario, continuiamo parlare del nostro male invece di decifralo e capire cosa ci sta dicendo, in entrambe i casi o buttiamo acqua sul fuoco ( Medicine ) o benzina, parlandone e lamentandoci in continuazione…qualcuno che ti ascolta lo trovi sempre, solo che non ti fa un regalo, al contrario ti aiuta a buttare benzina sul fuoco…ma naturalmente come fai a non ascoltare quel poveretto???? Ascoltandolo lo fai diventare ancora più poveretto, mentre se nessuno lo ascoltasse prima o poi dovrebbe ascoltare se stesso…ma come ho già detto a noi piace troppo il teatro passionale dell’ego con i suoi drammi e i suoi mali, alla televisione ci rinfilano serie su serie dove questi drammi che già viviamo durante il giorno, li riguardiamo anche la sera…

Vuoi fare davvero qualcosa per migliorare il Mondo e la Vita degli uomini?

Smettila di alimentare i tuoi e gli altrui drammi, attraverso le tue parole e l’ascolto! Il malato non deve essere ascoltato, l’ascolto è il suo pane, se vuole davvero guarire ci sono mille modi per farlo, ascoltandolo non fai che nutrire la sua malattia e se ti va male nutrirla persino in te, anche se in modo latente. Quello che puoi fare invece è aiutare chi sta male a vedere la vera causa e assieme accogliere quel dolore, affinché smetta di urlare. Quello che puoi fare è dare Amore, senza permettere all’Ego di recitare il suo teatro inutile dannoso e assieme vivere la pena dell’altro, perché ogni pena, ogni ferita è qualcosa che riguarda tutti noi, ma la malattia non è la ferità, smettila di nutrire una e accolti l’altra, in questo modo guarisci te stesso, l’altro e il mondo intero!!!

Ridi!!! La risata è già mezza terapia!!

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anima · cammino · ferire

Accedere alla propria anima, ristabilire la connessione e mantenerla

Il più grande ostacolo al contatto con la nostra Anima è il nostro Ego, la nostra personalità, la nostra identità: nome, cognome, professione. L’Ego in sé non ha niente di sbagliato, l’Anima stessa ha bisogno di un Ego che la guidi nella Vita terrena. Un buon Ego guida l’Anima, uno cattivo la soffoca. Il problema non è l’Ego in sé, ma quando questo prende il sopravvento e domina completamente la nostra vita, quando mantiene il controllo su tutto. Quando succede, e succede in nove persone su dieci, la dimensione dell’Anima è relegata al sogno notturno, durante il giorno al contrario dorme ( come molti animali costretti dai loro padroni a passare l’intera giornata in casa o in minuscoli appartamenti).

Non si accede alla propria Anima attraverso esercizi spirituali, non esistono esercizi di questo tipo, nemmeno la preghiera garantisce questa connessione, non la meditazione, lo yoga, diete particolari, droghe varie, viaggi astrali, regressioni, etc.Il supermercato dello Spirito è ricco e variegato come qualsiasi altro supermercato del Mondo, che vende soprattutto cose di cui non abbiamo nessun bisogno. Dal momento che c’è una richiesta vaga in questo senso, l’offerta è altrettanto nebulosa.

Il secondo ostacolo sta nel’Anima stessa: perché ristabilire questa connessione significa ristabilire il contatto con tutto ciò che siamo, con i nostri sentimenti più profondi, con le nostre ferite, con la nostra rabbia e il nostro dolore, di cui nove volte su dieci non siamo consapevoli, per cui attingere a questo bacino ci dà l’impressione di avere a che fare con qualcosa che non ci riguarda. Non ci riguarda perché abbiamo costruito un muro tra noi e la nostra Anima per non sentirla e per darci l’illusione di stare bene ed essere felici. L’Anima, dal punto di vista dell’Ego, è una presenza non comoda, intralcia i nostri piani, ci costringe ad essere veri e sinceri e quindi a smascherare tutte le menzogne con cui decoriamo la nostra vita per farla sembrare così come vogliamo

( Fine prima parte )

dolore · ferire

La parte di noi ferita.

Spesso una parte di noi ferita grida il suo dolore senza sosta, qualsiasi cosa facciamo non si placa, da qualsiasi medico, terapeuta, psicanalista, andiamo questa voce di noi reclama qualcosa, che sembra impossibile trovare. Possiamo anche a tratti essere felici  e soddisfatti della nostra vita, possiamo perfino essere amati da qualcuno che amiamo, ma questa parte piena di dolore  e disperazione non trova pace. Non sappiamo da dove provenga, cosa voglia, a tratti crediamo di saperlo, poi scopriamo da dove viene e non cambia niente, lei è sempre li più disperata che mai. Il fatto è che quando qualcosa ci fa male ce ne vogliamo liberare, come di un mal di testa con un’aspirina, ma per l’Anima non c’è aspirina o peggio psicofarmaco che tenga. Volerci liberare di questa parte di noi è come buttare benzina sul fuoco, la ferita urla la sua rabbia e il suo dolore più che mai. Questa parte di noi è la miglior parte di noi, la parte di noi più bella in assoluto, è lei che ci regala l’ entusiasmo, la grazia, l’amore, volerla estirpare  perché fa male significa, eliminare da noi il meglio di noi stessi e rimanere con la nostra mediocre e ridicola personalità.  Questa parte di noi va accolta nel bene e nel male e a maggior ragione nel male, accogliere e amare significa che la prediamo così come è con il suo carico di disperazione e dolore, ce ne facciamo carico così come faremmo con un’amico o un fratello  malato, a maggior ragione dobbiamo farlo con noi stessi. E quando questa parte di noi ferita viene fatta diventare parte di noi a pieno titolo, quando questa parte di noi non solo non si sente più minacciata ma può esprimersi, guarisce. E la gioia e la felicità ritornano impetuose nelle nostre vite, a bloccare questi sentimenti di felicità eravamo noi stessi che abbiamo rifiutato una parte di noi perché scomoda, noiosa, infelice. Il dolore è spesso vissuto come una vergogna e la vergogna ci allontana da noi stessi, ma non c’è vergogna che non possa essere curata dall’Amore, l’Amore prende su di se il tuo dolore e la tua vergogna e le trasforma in nel loro contrario: gioia e fierezza. E non dovremmo essere fieri di noi per aver superato le peggior prove della nostra vita e non solo esserne uscirti indenni, ma vincitori, non solo non siamo stati annientati, ma siamo rinati. La gioia è nel tuo dolore, non cercarla altrove. Quando l fai lasci che la parte più bella di te appassisce. E non siamo in autunno, questa è la primavera dell’Anima, con la sua dolce Estate.